08.08.2016

Dopo le notti passate a pensare, sono arrivate quelle passate a parlare. Davanti ad una mancata risposta non ci arrendiamo mai, anche quando sappiamo che il problema è semplicemente meno intricato di quanto vogliamo credere che sia: semplicemente, esiste gente di merda che si comporta di merda. Hai voglia a cercare una ragione antropologica, psicologica o di qualsiasi altro tipo che possa spiegare il perché di tale merda, ma alla fine la ragione vera sarà solamente che a volte, le persone, sono fatte di merda.

Ci ho provato a trovare, io che vado e guardo sempre oltre, una qualche spiegazione, una giustificazione, anche una responsabilità da parte mia mia che potrei avere avuto per scatenare determinate cose, ma alla fine la verità viene sempre a galla e capisci che è stato tutto inutile; ci sono casi in cui le azioni sono scatenate da motivi davvero importanti e radicati, davanti ai quale è importante portare rispetto a prescindere da tutto, ma ce ne sono altrettanti in cui ci sta poco da dire e da considerare.

Ciò che mi fa sorridere (seppur in modo amaro) è il paradosso secondo il quale talvolta è più facile accettare situazioni complicate invece di situazioni più semplici, che sono semplicemente ciò che sembrano e null’altro.
Mi spiace aver perso tempo cercando qualcosa che in cuor mio sapevo bene non ci fosse.

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a piccoli passi

Ho sempre avuto un po’ di problemi ad esprimermi nella mia lingua madre: per qualche motivo, determinati tipi di pensieri, almeno quando mi trovo in periodi un po’ più duri, mi riesce più facile farli in inglese. Non ricordo più quando è iniziato questa sorta di vizio, avendo sempre parlato l’inglese con molta facilità sin da quando ero bambina, ma sono sicura che sono diversi anni che la mia mente lavora in questo modo.

Dopo l’ennesimo mese duro, passato in una sorta di letargo sia emotivo che pratico, il mio fisico ha iniziato a chiedermi una sorta di “pausa”, se così si può chiamare, da questo stato (stare ferma mi stanca fisicamente più di una settimana di lavoro, per qualche motivo) e ho deciso, soprattutto conoscendo bene come la mia emotività agisce e reagisce davanti alle cose, di cercare di cambiare, seppur a piccoli passi, questa situazione.

E quindi eccomi qui a cercare di superare la mia prima barriera, questa sorta di difesa che la mia mente crea dai miei pensieri, a provare in qualche modo a dare voce a ciò che ho dentro – e a farlo in italiano. Magari sarà cosa da niente, ma per ora sembra funzionare e va bene così: la mente funziona in modi tutti propri e talvolta, oltre a cercare di capirla, è importante anche assecondarla – possibilmente negli slanci positivi e costruttivi che è importante imparare a cogliere immediatamente.

Avrei voluto svegliarmi un po’ prima. L’unico slancio che mi sono sentita di cogliere questo mese è stato quello di stendermi sul letto a fissare il soffitto, come faccio di solito quando non ho molta voglia di reagire, ma ormai è andata, si impara, ci si rialza e in fondo, nonostante l’ansia che un po’ si ha di proprio e un po’ ci si impone davanti al pensiero di aver “perso tempo”, va bene così – anche quando si contano più le volte in cui si cade che altro.

L’importante talvolta è perdonarsi e non ricominciare, ma continuare.