17.02.18 – “cos’è che va bene?”

Negli ultimi giorni ho aperto non so quante volte wordpress per scrivere qualcosa, per poi ritrovarmi solo con una serie di bozze composte solamente dal titolo, puntualmente la data del giorno. A dirla tutta sto vivendo un momento molto bello, ma per qualche motivo mi trovo senza parole. Credo sia perché sono sempre stata abituata a scrivere per sfogarmi e in fondo che sfogo può mai esserci in un periodo che va bene?

Direbbe la mia psicologa davanti a una frase del genere, “cos’è che va bene?”, perché fare il punto della situazione è sempre utile.
E io direi, per non cadere nell’inutile risposta “tutto” oppure “niente”, in questo momento direi che va bene l’arte, va bene lo studio; abbiamo fatto la verifica di illustrazione martedì e mi sono state dette cose talmente belle che mi sarei messa a piangere davanti a tutti, ma soprattutto cose talmente belle che mi hanno dato la carica per riuscire anche negli argomenti per i quali non dormivo la notte e nei quali credevo non sarei riuscita mai neanche un minimo (com’è vero che, come dico sempre, il pensiero è azione e tutto nasce e comincia dalla nostra testa).
Direi che vanno bene i rapporti, che in realtà sono sempre andati bene ma non avevo più l’emotività per sentirlo, pur avendo la mente per capirlo in senso logico. E’ strano da spiegare, ma è un limbo in cui ho vissuto per un po’ di tempo. Aver finalmente trovato la comprensione che cercavo in una persona che la vita mi ha portata a trovare non molto tempo fa mi ha aiutata anche nel vivere i rapporti che già avevo, quindi a dare ancora più valore a chi ne aveva già, ma soprattutto ad estirpare le erbe cattive e smettere di darle spazio nel mio giardino. Spesso è davvero tutto ciò di cui abbiamo bisogno per stare meglio sotto vari aspetti.
E direi pure che, senza scendere in dettagli, anche in famiglia va decisamente meglio e non me l’aspettavo.

Ma soprattutto, azzarderei quasi a dire che vado bene io. Ebbene sì. Dopo un lungo periodo in cui, come per i rapporti, nonostante una lucida consapevolezza della mia persona non riuscivo ad apprezzarmi nemmeno per sbaglio, adesso ho iniziato a dare ascolto a chi mi ama per poter riuscire, seppur piano piano, ad amarmi anche io. Sicuramente darmi abbastanza valore da estirpare le famose erbacce che dicevo è qualcosa che considero un enorme passo avanti, se non forse il più importante.

La strada è lunga e c’è ancora tanto lavoro da fare, siccome già so che alla minima cosa negativa avverrà il crollo com’è sempre avvenuto. Però per come stavo non molto tempo fa, per me tutto questo è un risultato del tutto inaspettato. Inaspettato sì, perché a una certa davvero ho smesso di vedere la via d’uscita al punto che mi sembrava inutile anche provare a crearmela. Adesso invece è diverso: sto riuscendo a costruire le mie giornate così come ho sempre desiderato e non esiste cosa più bella. Tutto gira attorno all’arte e all’amore per ciò che mi circonda e sto riscoprendo, dopo vari anni, la bellezza e la serenità di tutto questo.

In un altro momento probabilmente avrei detto, “chissà quanto durerà” e in parte probabilmente lo penso ancora. Però con una differenza: stavolta sono davvero intenzionata a farlo resistere e durare.

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Thoughts on photography and what’s old – 25.01.15

I was going through my old deviantART gallery in order to delete some very old self portraits (bad eyebrows, terrible makeup -you know, growing up) and looking for them forced me, of course, to see also all of the rest of my old works.
While logging in, I was already blushing so hard at the thought of looking “how bad I was at photography”, and hoped to find very very quickily the pictures I wanted to delete in order to close my gallery as soon as possible.

When I first had my first reflex (my still beloved Nikon D3000) back in 2010, even though I felt an incredibly strong connection with photography, I spent the first year, maybe year and a half, shooting in automatic mode. Now that I am a purist of manual mode (I always ask myself why I didn’t start using it from the very beginning!), I thought that looking at my old works would have definitely depressed me.

Instead, I still feel incredibly surprised.

Going through my old photos, the first thing that I noticed was not the absence of experience (that wasn’t even a complete absence anyway), but.. joy.
Yes, joy. Because, besides of the fact that I didn’t know how to use my camera properly and didn’t know where I wanted it to bring me, I was so happy and cheerful just for the fact that I had my own reflex and that I could do everything I wanted.

I am starting to remember just now how this simple yet fantastic reflex represented my access to my very own world, my own window on what I see. I could make also the most terrible makeup and then pose in front of the reflex, I would have never thought that it wasn’t perfect or was way too simple -instead, I used to think that everything was a valid way to improve. I was just having fun! And it is something that you can clearly feel while looking at my old pictures.

When you grow up, your perspective on things changes with the events and time themselves. I used to look trough my homepage and stare at the beautiful colors and the apparent simplicity other people’s photos used to communicate me. But times have changed and now, going through the same homepage but with brand new photos, everything started to look the same to me. I see a lot of different people taking pictures, but everyone in the same identical way. A nice way of course, but a way that now feels so impersonal that deep inside of me, I started to feel the extreme desire to never fall into that kind of spider web – a web I have never felt mine, anyway.

I wanted to stay true to myself. But excesses are never a good thing, it’s well known.
If you want something, you gotta try hard, they say. But trying too hard, sometimes, sticks you to your idea so hard you cannot move anymore.
Basically, that’s what happened to me. The colors of my pictures remained the same -the difference is that now I know how to make them directly on camera, but don’t feel the same. When I look at my pictures I feel a bit of.. tiredness. The same tiredness I put when I make my photos, the tiredness I feel because I am trying too hard!

What we feel crearly reflects into what we do. When I look at my recent works, I know it’s clear that I’m trying too hard to do something personal -so personal it ends up losing all the personality I know I have, but for some reason cannot put into what I do.

The more you grow up, the more things look difficult. But looking at the past, I understand that actually they are not.

My goal for the future time and photos to come, is to find again that carefree joy that both me and people around me used to love, in order to love myself even more.

I have had enough of all these fake problems.. It’s time to play now.